La pasta al dente fa davvero meglio alla salute? Sciolto il dubbio

Ognuno ha il suo grado di cottura preferito, ma finalmente è stata trovata la risposta che scioglie ogni dubio circa l’eterna competizione tra pasta cotta bene e pasta al dente. Vediamo qual è la migliore per una corretta alimentazione, e perché

Il mondo è diviso in due categorie: chi preferisce la pasta al dente, e chi mente. A parte gli scherzi, non è vero, c’è anche un esigua categoria di individui che fanno eccezione e optano per una cottura che coincide con quella effettivamente indicata dalla confezione di pasta, o addirittura la lasciano quel minutino in più nell’acqua bollente.

Gli amanti della pasta al dente sono di più

Ad ogni modo, dato che statisticamente gli amanti della pasta al dente sono la maggioranza, c’è una scusa che questi usano sempre per spargere il loro verbo, quella secondo cui la pasta leggermente cruda fa molto meglio della pasta scotta.

Ora, se si parla di salute alimentare è bene usare termini corretti e tentare di evitare qualsiasi tipo di estremo, dato che né la pasta troppo cruda né quella troppo cotta sono consigliate dai nutrizionisti. Tuttavia, c’è una risposta esatta alla domanda da un milione di dollarila pasta al dente fa ingrassare meno?”, e qui di seguito la riveleremo.

Chi vince l’eterna sfida della migliore digeribilità?

Innanzitutto è bene ricordare che niente fa ingrassare di per sé. Né – tantomeno – esiste un alimento che faccia dimagrire. Dipende sempre dalle quantità che ne ingeriamo (nel caso della pasta la porzione consigliata sarebbe è di 80 grammi a persona – “e basta?” dite?), ma anche da come si mangia, e dallo stile di vita: una sana alimentazione va sempre abbinata all’attività fisica, il che incide non solo nella nostra linea, ma soprattutto nella nostra salute.

Finiti i debiti promemoria riguardo ad un equilibrato rapporto con il cibo, la risposta alla tanto chiacchierata domanda è la seguente: sarebbe meglio consumare pasta al dente, poiché più la si cuoce, meno l’alimento diventa digeribile per il nostro sistema.

E perché?

La pasta è un alimento derivante dalla lavorazione delle farina ed è proprio per questo motivo che è ricca di glutine, un complesso proteico difficile da digerire per moltissime persone, e addirittura più o meno pericoloso per i celiaci, che devono sempre controllarne la quantità o evitarlo del tutto.

La pasta al dente vince l’eterna competizione perché infatti, cuocendo troppo la pasta essa diventa meno digeribile, al punto da interferire con la normale digestione degli amidi e incidendo molto sul nostro indice glicemico.

I due motivi principali

Due motivi principali per cui la pasta al dente è “più salutare” e fa ingrassare di meno. Il primo sta nel fatto che così l’amido che c’è nella pasta non si disperde completamente in acqua e questo, se ingerito, la rende assimilabile in modo graduale. In modo graduale significa che non si verificano gli sbalzi glicemici che comportano accumuli di zuccheri, e quindi di grasso. Proprio per questa ragione il senso di sazietà è prolungato.

Tanta pasta cruda che forma una texture di penne rigate
Foto Pexels | @EvaBronzini – 15giorni.it

In secondo luogo, è preferibile mangiare la pasta al dente anche per una questione di masticazione. Questa ci invita inevitabilmente a masticare più a lungo e ciò agisce positivamente sulla digestione. Il lavoro della masticazione, infatti, fa secernere alle nostre ghiandole salivari succhi che agiscono sulle catene complesse dell’amido e ne facilitano la destrutturazione e l’assimilazione all’interno del nostro sistema digestivo.

Tuttavia, anche questa è un’ipersemplificazione della questione, perché la pasta al dente è consigliabile solo se l’alternativa è la pasta scotta. Se l’altra opzione è invece cuocerla tanto quanto i minuti indicati precisamente dalla confezione, il risultato è ancora più positivo per la nostra salute.

Quando si può definire ufficialmente “al dente”, la pasta?

Rimane però un altro punto da chiarire, se proprio vogliamo essere precisi e spaccare il secondo dei minuti di cottura della pasta. Quand’è che si può precisamente definire “al dente”?
A livello tecnico la risposta è: quando la pasta perde la parte bianca interna, restando però elastica. Essa ovviamente non deve sciogliersi in bocca, ma opporre una certa resistenza mentre si mastica, la quale però non deve essere esagerate.

In questo processo, infine, è bene sapere che una pasta di grano duro tiene molto meglio la cottura, e, se il prodotto è di qualità, in genere basta seguire i tempi riportati sulla confezione per avere un risultato ottimale.

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